Guardando la partita di qualificazione per il mondiale, ho visto Scozia - Danimarca. Una partita che, sulla carta, sembrava nettamente a vantaggio della Danimarca, ma decisiva per entrambe le squadre in campo. È risultata essere una sfida aperta e combattuta, in cui la Scozia ha dimostrato un carattere incredibile, una determinazione fuori dal comune e ha vinto con pieno merito. Quella spinta, quella forza e quella incrollabile convinzione della Scozia di voler andare al Mondiale ancora una volta, per l'ennesima volta, è stata assolutamente fondamentale e mi ha fatto tornare alla mente, non so come, i ricordi della nostra Nazionale del 1982. Una squadra che, partendo tra i fischi iniziali e le continue sottovalutazioni, è riuscita a sollevare il trofeo, vincendo il Mondiale. Nei prossimi due spareggi è proprio in questo modo che dovremmo affrontare ogni partita, con la stessa grinta, determinazione e voglia di lottare. "Il resto è solo poesia". Misterezio
BUON ASCOLTO E LETTURA
UN RICORDO...La storia insegna.
Recentemente, una partita mi ha riportato alla mente un ricordo indelebile: la straordinaria vittoria dell’Italia ai Mondiali del 1982 in Spagna. È impossibile dimenticare quel periodo: già dal ritiro a Vigo, l’allenatore Enzo Bearzot e i giocatori subirono un’ondata di critiche da parte della stampa sportiva italiana. Il clima era pesante, quasi ostile. Solo pochi giornalisti, come Italo Cucci e Gianni Minà, si schierarono dalla parte di Bearzot, bersaglio principale di accuse e polemiche incessanti. Le critiche si concentravano anche sulla selezione dei giocatori, con osservazioni del tipo: “Ha ignorato talenti come Beccalossi, Di Bartolomei, Furino e Bruscolotti. È un incapace”, – fino a sentenze impietose come “Questa squadra è una vergogna” e “Meriterebbero di essere presi a calci negli spogliatoi”. L’apice fu raggiunto con Gianni Brera, che dichiarò: “Se l’Italia vincerà il titolo, mi ritirerò in un convento”. Eppure, Bearzot non si fece scoraggiare. Con calma e determinazione, guidò gli Azzurri verso un trionfo epico, spazzando via ogni dubbio. La sua fiducia incrollabile in uomini-chiave come Paolo Rossi, Scirea, Zoff e in tutto il gruppo si rivelò decisiva. Quella vittoria non fu solo un momento storico per il calcio italiano, ma una lezione di forza mentale, unità e dedizione. Bearzot divenne una figura immortale nella memoria calcistica, ritirandosi poi in Friuli e lasciandoci un’eredità leggendaria. Quell’impresa, nata dalle difficoltà, rimane ineguagliabile. Oggi è impensabile immaginare un commissario tecnico e una squadra trattati con tanta durezza, eppure eventi recenti – come la partita Scozia-Danimarca per le qualificazioni Mondiali – mi hanno riportato a quella stessa determinazione. Gli scozzesi, pur non essendo una nazionale irresistibile, hanno dimostrato uno spirito di sacrificio e una volontà di vincere che non si vedevano da tempo. Nel primo tempo, le tattiche predefinite sembravano dissolversi “come neve al sole”. Ma per loro contava solo una cosa: lottare su ogni pallone per ottenere l’obiettivo, la qualificazione diretta senza passare dai playoff. Il primo vantaggio è arrivato con una rovesciata di Scott McTominay. Poi, al 93°, Kieran Tierney ha segnato un gol decisivo e, al 98°, Kenny McLean ha chiuso la partita con un incredibile pallonetto da metà campo, da 40 metri consacrando una storica qualificazione. È stata una gara memorabile, un esempio di come il calcio sappia premiare chi ci crede fino in fondo. Ancora una volta, abbiamo imparato che si gioca fino all’ultimo secondo e che con la giusta tenacia tutto è possibile. Questa mentalità di sacrificio e volontà sembra mancare alla nostra Nazionale. Dover affrontare altre due partite per qualificarsi non è una questione di tattica o regolamento: è una questione di convinzione. Ai Mondiali vanno le squadre che ci credono di più, e vincono quelle che dimostrano maggiore determinazione. È il cervello che comanda le gambe, che forgia le motivazioni, non il contrario. “Il resto è solo poesia.” Nel 1982 questa filosofia era chiara: un gruppo unito e un allenatore competente e coraggioso dimostrarono che tutto è possibile con forza di volontà e impegno. Certo, non eravamo la squadra più forte sulla carta. Basta pensare alla Polonia di Zbigniew Boniek o al Brasile stellare di Zico, Falcao, Junior e Cerezo, che forse peccarono di presunzione. Ma la fortuna aiuta gli audaci, e Bearzot insieme ai suoi Azzurri formava un gruppo intrepido che affrontava ogni partita come fosse una finale. I giocatori scendevano in campo con orgoglio e passione, senza lasciarsi schiacciare dal peso della responsabilità. Forse è proprio questo che manca oggi alla nostra Nazionale: giocare con il cuore, con quella forza d’animo capace di trasformare ogni partita in un momento magico, irripetibile!.